Documentation on Witkiewicz

 

Due contrastanti giudizi di Ingarden e Kotarbinski

 

Roman Ingarden

Perché Witkiewicz era così degno di considerazione nella nostra atmosfera filosofica? Si distingueva per l'ampiezza del suo sviluppo filosofico? Era superiore agli altri per competenza nel ragionamento o per precisione nel formulare le proprie conclusioni? Mi sembra che per questi aspetti egli non era all'altezza dei suoi contemporanei, specialmente dei giovani che erano stati professionalmente educati come filosofi, a Leopoli o a Varsavia. Era anche meno chiaro e preciso ed era privo di una terminologia eadeguatamente elaborata e sufficientemente informativa. La terminologia che usava era assai spesso piuttosto infelice, artificiale e riusciva a comunicare poco. In breve, era un filosofo autodidatta, mai educato in un buon college, e mancava di un metodo coerentemente applicato e adeguatamente meditato. E tuttavia e di ciò ne sono fortemente convinto egli era più filosofo di molti di coloro che lo guardavano dall'alto in basso, trattandolo al massimo come un letterato filosofeggiante e non come uno studioso. Egli era filosofo innanzi tutto perché si poneva problemi coi quali viveva, ai quali era personalmente interessato e che lo scuotevano profondamente. [...] Non si gingillava con questioni minori, isolate, né con insignificanti gioelli polacchi, ma andava in cerca di questioni fondamentali, che avrebbero potuto illuminare l'intero campo problematico [...] Era anche filosofo nel senso che le questioni nelle quale era impegnato erano filosofiche nel senso proprio di questa parola; esse facevano riferimento alla struttura dell'essere, alle sue qualificazioni fondamentali e al suo significato ultimo. I vari trucchi pseudofilosofici, come la tendenza a cavarsi dai guai in questioni centrali coll'apparire estremamente precisi e scientifici in campi piuttosto banali con nessuna possibile soluzione, era di nessun valore per Witkiewicz. A volte, tuttavia, veniva infetto dalla moda allora prevalente in Polonia, per cui ad esempio sciupava il periodare della sua opera principale per la passione di usare simboli, che si supponeva fosse un metodo per "rendere esatta" e matematizzare la filosofia. Egli capiva però che non era questo il metodo che avrebbe potutro far progredire anche di un solo passo nessuno dei problemi filosofici essenziali. [...] Per Witkiewicz i problemi e il desiderio di risolverli era più forte dei dubbi sulla possibilità di risolverli e di verificare le conclusioni ottenute." (R. Ingarden, "Reminiscences of Stanislaw Ignacy Witkiewicz", Dialectic and Humanism, 2, 1985, p. 57).


Tadeusz Kotarbinski

"Un recensore obiettivo è costretto ad affermare che il libro [Pojecia i twierdzenia implikowane przez pojecie istnienia] è scritto in modo insopportabile [...] L'opera, del tutto esente da una programmatica incomprensibilità, anzi al contrario tradendo il continuo sforzo di esprimere il pensiero nel modo più accurato, è tuttavia di un'intellegibilità a prova di concorso [konkursowo niezrozumiale]. Non si spiega questo innanzi tutto con la mancanza di un'adeguata chiarificazione del pensiero espresso?" (T. Kotarbinski, "Stanislaw Ignacy Witkiewicz: Pojecia i twierdzenia implikowane przez pojecie istnienia", in Przeglad Filozoficzny, 1936, z. 2; ora in Id., Wybór pism, PWN, Wareszawa 1958, p. 868).

 

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