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Kazimierz Twardowski |
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Il ruolo di Twardowski nella filosofia polacca può
essere paragonato a quello di G.E. Moore nella filosofia inglese
di questo secolo per il ruolo avuto nel formare quasi dal nulla
una tradizione nazionale di pensiero dotata di originalità
e di livello internazionale: la cosiddetta Scuola
di Leopoli-Varsavia.
Il suo pensiero trae origine dall'insegnamento
di Franciszek Brentano ,
sotto la cui guida scrisse le sue dissertazioni. In particolare,
egli viene da molti considerato per le indagini del periodo da
lui trascorso a Vienna come una sorta di annello di congiunzione
tra la cosiddetta Scuola austriaca e le differenti fazioni dei
brentanisti e in una certa misura della fenomenologia di Husserl
.
Richiamandosi ad Aristotele, agli scolastici ed in particolare
a Brentano, Twardowski chiarisce la distinzione fatta dal maestro
tra atto e contenuto di un fenomeno psichico, precisando che col
termine rappresentazione talvolta s'è inteso l'atto di
rappresentazione, cioè all'attività del rappresentare,
altre volte ciò che viene in tale atto rappresentato, ovverosia
il contenuto della rappresentazione. Inoltre precisa che per "contenuto"
della rappresentazione possono essere intese due cose assai diverse,
e cioè: (a) l'oggetto in quanto contenuto della rappresentazione,
ad essa immanente; (b) "l'oggetto sul quale 'per così
dire si dirige' il nostro rappresentare". In tal modo viene
operata una triplice distinzione tra atto, contenuto
e oggetto della rappresentazione, che solitamente vista
come il più significativo portato di Twardowski nell'ambito
della tradizione brentaniana e una sorta di "tappa intermedia"
tra Brentano ed Husserl.
In seguito Twardowski, dopo il suo stabilimento
a Leopoli , abbandonò
progressivamente lo psicologismo che prima aveva accettato su
influenza di Brentano. I prodromi di tale processo sono evidenti
già nel 1898 col saggio "Wyobrazenia i Pojecia"
(Raffigurazione e concetto), nel quale viene criticata la dottrina
humiana che vuole ridurre le idee ad una semplice rielaborazione
delle impressioni (interne o esterne), per invece concepirle come
una totalità, frutto di una attività sintetica originaria,
solo a posteriori scomponibile in parti. A ciò si associa
il modo in cui Twardowski concepisce il concetto: esso nasce laddove
viene a cessare la possibilità della raffigurazione, e
quindi manca della sua concretezza e visibilità (così
come il punto matematico o il cerchio quadrato non sono raffigurabili
e nondimeno sono rappresentabili concettualmente). Viene così
sottolineato il carattere creativo del nostro pensiero nella elaborazione
dei concetti della scienza. Non a caso in seguito Twardowski esplicitamente
si richiamerà al finzionalismo di Vaihinger.
L'abbandono dello psicologismo avviene tuttavia
in modo definitivo solo ad iniziare dal 1902, anche per l'influenza
delle Ricerche logiche di Husserl. Da quel momento egli
non si stanca di criticare, prima, la confusione tra il processo
del pensiero e ciò che viene pensato, tra l'attività
concettuale e i suoi prodotti e, quindi, a sostenere che la psicologia
è solo una scienza ausiliare sia delle scienze umane che
di quelle naturali, le quali ultime sono fondate indipendentemente
da essa.
Altri due temi su cui Twardowski ha sempre insistito
sono la richiesta di uno stile filosofico chiaro e non ambiguo
e la critica al modo in cui veniva trattata la problematica metafisica.
Dalla prima esigenza, poi rimasta comune a tutti i filosofi della
Scuola di Leopoli-Varsavia, derivò la grande attenzione
prestata da Twardowski al perfezionamento sintattico, semantico
e pragmatico del linguaggio: il metodo dell'analisi semiotica
veniva così da lui concepito come il "metodo fondamentale
del filosofare". Ciò, tuttavia, senza smarrire il
carattere strumentale del linguaggio in quanto mezzo di obiettivazione
e comunicazione dei nostri giudizi sul mondo.
Per quanto riguarda il problema della metafisica,
pur essendo, più di Brentano, diffidente nei confronti
dei sistemi che volevano dire l'ultima parola sulla realtà,
non assumeva però atteggiamenti liquidatori. Ciò
sia perché riteneva piuttosto che vi fosse la possibilità
di risolvere scientificamente i problemi metafisici, sia anche
perché era convinto che le concezioni metafisiche non fossero
semplicemente non-scientifiche, ma avessero spesso natura prescientifica,
nel senso che possono contenere delle verità la cui scientificità
può esser esplicitata solo dall'essere incorporate in qualche
particolare disciplina scientifica. Da questo punto di vista v'è
un continuo interscambio tra concezioni di tipo metafisico e scienze
speciali.
Infine, la sensibilità ereditata dal
maestro Brentano per alcuni temi della filosofia aristotelica
e della scolastica medievale si riflette in Twardowski nell'atteggiamento
realistico, oggettivistico e favorevole alla teoria della verità
come corrispondenza. Benché in merito Twardowski non abbia
esposto delle concezioni molto originali, tuttavia esse sono importanti
nello sviluppo delle concezioni sulla verità nella Scuola
di Leopoli-Varsavia. Infatti la scuola da lui fondata si caratterizzerà,
in generale, per l'accettazione del realismo ontologico, dell'oggettivismo
e della teoria della verità come corrispondenza, intesa
appunto in senso assoluto. Inoltre essa riprese da Twardowski
la valutazione positiva della filosofia, quale "scienza della
scienza", e quindi il tentativo non tanto di "dissolvere"
i problemi metafisici sulla base dell'analisi logica del linguaggio
(come sarà caratteristico della tendenza sintattica rappresentata
nel Circolo di Vienna da Carnap), quanto di "risolverli"
ispirandosi a criteri di scientificità e cercando di utilizzare
a questo scopo gli strumenti logici. Anche in questo Twardowski
fu lontano da ogni estremismo: se da una parte rifiutò
il minimalismo neopositivista e il massimalismo ideologico sulla
base di un moderato aristotelismo, dall'altra rigettò anche
gli eccessi formalistici rinvenibili nelle opere del suo allievo
Lukasiewicz , sicché si può
dire che è stata proprio tale moderazione all'origine di
una scuola pluralista ma anche unitaria nei suoi tratti fondamentali.
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Nato a Vienna, Twardowski ebbe come principale
maestro nell'università della capitale austroungarica Franciszek
Brentano (che ebbe come allievi anche A. Meinong ed E. Husserl
). Qui egli conseguì
(relatore R. Zimmerman) il dottorato di filosofia nel 1891 con
una dissertazione su Cartesio e fece anche studi di filologia
classica, matematica e fisica, in quell'ambiente intellettuale
ricco di stimoli e fermenti che poi sarà all'origine anche
delle elaborazioni del Circolo di Vienna. Dopo aver conseguito
l'abilitazione nel 1894 con la dissertazione che in seguito sarà
ricordata come il suo principale contributo filosofico, ebbe nel
1895 la nomina a professore di filosofia nell'università
di Leopoli
dove rimase
per 35 anni, ricoprendo vari incarichi.
A Leopoli Twardowski, giudicando in modo critico sia la filosofia
così come coltivata all'università sia anche il
generale livello culturale della Galizia , iniziò
una feconda attività di docente e di organizzatore della
cultura, avviando un programma di formazione filosofica delle
nuove generazioni coll'indicare il modo corretto con cui si deve
praticare la filosofia. Maestro di una nuova generazione di studiosi
e filosofi, la sua attività organizzativa si esplicò
innanzi tutto nella riorganizzazione dell'università di
Leopoli e della sua biblioteca ed inoltre nella creazione di diverse
istituzioni culturali, molte delle quali gli sopravviveranno e
sono ancora attive ai nostri giorni. Fu infatti il principale
promotore della fondazione, nel 1897, del primo Seminario filosofico
polacco (che all'inizio diresse insieme ad Aleksander Skorski);
nel 1901 della Società polacca di psicologia sperimentale;
infine, nel 1904, della Società filosofica polacca, ancora
attiva. Inoltre incoraggiò e non fece mancare il suo sostegno
a Wladislaw Veryho
nella fondazione
della prima rivista filosofica polacca, la Przeglad Filozoficzny,
ed egli stesso poco dopo, nel 1911, promosse la pubblicazione
di Ruch Filozoficzny, rivista a carattere bibliografico che permetteva
agli studiosi polacchi di essere informati sulla produzione filosofica
mondiale.
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Corrispondenza, inediti dagli
Archivi Twardowski a Varsavia e altri links
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